L'obsolescence programmée de nos sentiments

Argomento: Traducibili
Autore: Aiméé De Jongh & Zidrou
Editore: Dargaud Benelux
Diritti: Mediatoon
Pubblicazione: 28 aprile 2019
Illustrazioni: Aimée De Jongh / Testo e sceneggiatura: Zidrou / Graphic novel
Articoli di: Stefan Nieuwenhuis (NRC) / Marja Pruis (De Groene Amsterdammer)

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Aimée de Jongh: Nei miei fumetti cerco la serenità
Stefan Nieuwenhuis, 
NRC
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Il nuovo graphic novel della fumettista olandese Aimée de Jongh è un affare europeo. L'obsolescence programmée de nos sentiments uscirà contemporaneamente in Francia, Germania e Olanda. Se la crescita artistica di De Jongh è vertiginosa, il suo ultimo romanzo è un’oasi di tranquillità.

L’annuncio di una nuova storia a fumetti di Aimée de Jongh basta a far drizzare le orecchie. Il suo romanzo d’esordio, De terugkeer van de wespendief (Il ritorno del falco pecchiaiolo, 2014), è stato accolto con grande favore e ha ottenuto un immediato successo internazionale. Il romanzo è stato tradotto in francese, inglese, spagnolo e serbo, e ne è stato tratto un film per la TV. Un’impresa non da poco per una disegnatrice non ancora trentenne. È la prima volta che un fumettista olandese così giovane ottiene un simile riconoscimento.

Nel 2015, quando ha pubblicato il suo primo romanzo, l’editore Dargaud l’ha invitata a Parigi. È stato un incontro memorabile, ricorda Aimée: “Mi disse che non si limitavano a pubblicare passivamente le traduzioni, ma che a loro interessavano gli autori, non solo i libri. E così mi chiese se ero disposta a scrivere un nuovo romanzo per loro.” In Olanda, racconta, tutto taceva, nessuno chiedeva un secondo libro a una giovane promessa delle storie a fumetti.

La proposta si rivelò ancora più entusiasmante. Pur lasciandola libera di scrivere la storia, l’editore le propose di collaborare con uno sceneggiatore. Se possibile, pensò De Jongh, allora con Zidrou: il suo idolo. Zidrou è un celebre sceneggiatore di fumetti dell’attuale scuola franco-belga, molto ricercato e autore di opere suggestive, come i graphic novel Michel, De adoptie (L’adozione), Lydie e le serie Mooie zomers (Belle estati) e Shi. L’editore fece subito il suo nome. Poche settimane dopo Aimée era già in Spagna, dove abita Zidrou (pseudonimo di Benoît Drousie, 1962), e iniziarono a lavorare al suo nuovo romanzo grafico, L'obsolescence programmée de nos sentiments.

La stagione del titolo allude all’età dei due protagonisti: Odysseus è un vedovo di 59 anni, che perde l’impiego. Per anni il lavoro era stato il suo rifugio e, adesso che all’improvviso si ritrova disoccupato, sente tutta la solitudine della sua condizione. Poi incontra Mediterranea Solenza, un ex fotomodella di 62 anni, proprietaria di un negozio di formaggi che ha ereditato dalla madre, da poco scomparsa. Dopo un primo appuntamento, l’amore entra in punta di piedi nella loro relazione.

L’idea è nata fin dal primo incontro tra Aimée e Zidrou. “Volevo disegnare una storia d’amore. Zidrou era d’accordo, a patto di evitare il classico setting con protagonisti due ragazzi. Voleva che gli interpreti fossero anziani. È un soggetto insolito, quindi mi sono detta: perché no?

La scelta di personaggi non più giovani si rivela felice. Senza l’arroganza e i dubbi della giovinezza, Odysseus e Solenza si mettono in gioco con vitalità e dedizione, senza preoccuparsi di quello che il resto del mondo pensa dell’amore alla loro età. Sono presi l’uno dall’altra e vivono un’intimità piena di reciproche attenzioni. Questo rende L'obsolescence programmée de nos sentiments una storia straordinariamente fresca.

La trama: “In realtà non succede più di tanto”, prosegue De Jongh. “La trama è presto detta. Si tratta più che altro di come evolve la storia d'amore e di ciò che avviene nella mente dei protagonisti. E tutto questo al ritmo più lento che ha la vita a quell'età.”

La principale differenza tra i due graphic novel sta proprio nel ritmo. Nel ‘Ritorno del falco pecchiaiolo’ è un susseguirsi di emozioni forti: Simon, il protagonista, è un uomo apprensivo, tormentato da un ricordo traumatico della sua infanzia. Quando ha la sventura di assistere a un suicidio, il suo equilibrio va in pezzi. De Jongh: “Oggi nel ‘Falco’ vedo il riflesso dello stile che avevo allora, con molta azione, molto dramma psicologico. Nel frattempo sono cambiata, cresciuta. Se oggi guardo la mia libreria, vedo che sono altre le storie che mi interessano, un po’ più poetiche, più tranquille. Adesso sono molto più attenta alla qualità cinematografica delle mie strisce, faccio più attenzione al disegno. Cerco la serenità.”

E in effetti il suo stile è diventato più maturo. L'obsolescence programmée de nos sentiments si caratterizza per un approccio più misurato, che Aimée esprime soprattutto nei piccoli gesti: uno sguardo furtivo, una schiena più diritta. Il suo tratto grafico è diventato più essenziale. Così riesce a modulare meglio i brani senza molto testo. E questo rivela non solo padronanza del mestiere, ma anche capacità di immedesimazione. Quel ritmo tranquillo seduce il lettore. De Jongh: “È una storia che parla dell’accettazione dell’invecchiamento e della scoperta che si può ancora trovare l’amore e realizzare sé stessi. Lo vedo anche in me. Anch’io, come disegnatrice, sono invecchiata, maturata. E questo non ha nulla a che fare con i capelli bianchi o il declino fisico.’

Aimée è soddisfatta della collaborazione con l’esperto Zidrou. “Da lui ho imparato come strutturare una storia in modo intelligente. Lui, ad esempio, sceglie spesso di cambiare ambientazione o tempo del racconto nel momento in cui il lettore gira la pagina, a mo’ di punto di rottura. Un’idea che funziona bene.”

È un’esperienza che consiglierebbe ai suoi colleghi, quella di lavorare con uno sceneggiatore? “Non necessariamente, ma con Zidrou di sicuro sì. Una volta ho anche lavorato con uno sceneggiatore che si considerava il capo, mentre io ero quella che eseguiva. Ma non è così che deve essere. Si è co-autori.”

Un punto dolente. “In Francia e in Belgio tutti lavorano con uno sceneggiatore. Da noi, in Olanda, i bravi sceneggiatori sono una rarità: ce ne sono al massimo due o tre nel segmento delle avventure. Ma per le storie più serie, i romanzi grafici, non c’è nessuno. I disegnatori olandesi si scrivono le storie da soli.”

Secondo l’autrice, questo è paradigmatico del ruolo che occupa la cultura del fumetto in Olanda. Certo, il mercato nederlandofono è più ristretto di quello francese, ma non è solo questo il punto. In Francia esiste una vera industria del fumetto, con una serie di grandi attori, che in Olanda non ci sono. Solo da Dargaud lavorano più di cento persone, più del doppio di quelle impiegate in tutte le case editrici di fumetti olandesi messe insieme. “Per l’edizione francese di ‘Fioriture d’autunno’, ho già in programma un bel po’ di firmacopie, una cosa impensabile in Olanda. Qui è il deserto.”

Alla domanda se ormai l’Olanda le vada stretta, Aimée de Jongh risponde con un lungo ‘no’, che però non suona del tutto convinto: “Non c’è un posto più bello dell’Olanda in cui vivere, ma per fare carriera come fumettista devi andare all’estero.”

Tra le opere di Aimée de Jongh anche De wachtkamer van Europa (La sala d’attesa d’Europa,) il reportage a fumetti che ha scritto per NRC Handelsblad dopo la sua visita ai campi-profughi dell’isola di Lesbo.


Articolo pubblicato sul quotidiano olandese online NRC, www.nrc.nl, il 23.5.2018
Pubblicato in italiano su
La Nota del Traduttore per gentile concessione dell'autore, Stefan Nieuwenhuis
Tradotto dal nederlandese da Elisabetta Svaluto Moreolo per
La Nota del Traduttore

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Il corpo sa qualcosa
Marja Pruis, 
De Groene Amsterdammer

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Siccome mi sent(iv)o vecchia decrepita, ho letto L’Obsolescence programmée de nos sentiments. O, più che altro, ho guardato i disegni. L’Obsolescence programmée de nos sentiments è un romanzo a fumetti, uno splendido romanzo a fumetti, a tinte seppia.

Il testo è di Zidrou, i disegni sono di Aimée de Jongh. Il libro non mi ha affatto riconciliato con la mia età, ma mi ha reso più clemente, nei confronti dell’umanità, della vita, di me stessa. Un’altra cosa: ho avuto l’impressione che la storia parli di persone con pochi anni più di me. Forse sono anni che fanno la differenza, perché i personaggi mi sono sembrati davvero vecchi, come a dodici anni può sembrarti davvero vecchio uno di sedici. L’immagine che la protagonista vede nello specchio quando si toglie la camicia e resta nuda è quella di una donna un bel po’ più in là con gli anni. Anche se non escludo che l’espressione del viso possa fare molto. “Il corpo perde colpi più in fretta della mente”, avverte la quarta di copertina. “Il tempo scava rughe, ferisce, umilia … Il corpo lo sa. Rassegnatevi.”

Ho qualche problema con il concetto di “rassegnazione”. Il bello del libro è che avverto lo stesso problema anche negli autori. I quali mettono in scena due storie parallele. Prima quella della donna, che dopo la morte della madre si sente triste e inutile, e che da anni lavora duramente nell’azienda di famiglia, un negozio di formaggi. Accanto a quella, la storia dell’operaio di una ditta di traslochi, che va in pensione e non sa più bene come riempire le sue giornate. Entrambi hanno dei legami affettivi, ma si tratta di relazioni in cui hanno un ruolo marginale. Quando si incontrano, in modo casuale, risvegliano subito il lato migliore l’uno dell’altra, il lato più divertente e affettuoso. Si raccontano la storia della loro vita, sfogliano insieme gli album di fotografie e si chiedono in che misura siano rimasti fedeli ai ragazzi che erano. Nel susseguirsi degli splendidi disegni, sensuali e pieni di sentimento, passano dalle parole alle risate, dal corteggiamento al sesso.

Che L’Obsolescence programmée de nos sentiments fosse anche un po’ una favola, non me l’aspettavo. Di punto in bianco, con sgomento, la donna si accorge di avere delle perdite di sangue e… le sono tornate le mestruazioni! Così, all’improvviso, tutto è di nuovo possibile, quindi, anche una gravidanza. L’impressione è soprattutto che gli autori abbiano voluto fare un regalo ai loro personaggi. Le ultime pagine sono piene di disegni dei due innamorati in attesa del coronamento del loro amore. Non dirò che sono commoventi. Così come non dirò che è commovente il postscriptum della disegnatrice: “Questo libro è dedicato a mio padre, che non ha superato i cinquant’anni. E a mia madre, che sembra ogni giorno più giovane!” Vecchi sì, ma rimbambiti no!

Che amore di libro.


Articolo pubblicato sul quotidiano olandese online De Groene Amsterdammer, www.groene.nl il 26..2019
Pubblicato in italiano su
La Nota del Traduttore per gentile concessione di Marja Pruis
Tradotto dal nederlandese da Elisabetta Svaluto Moreolo per
La Nota del Traduttore