La bête à sa mère

Argomento: Traducibili
Autore: David Goudreault
Editore: Stanké
Diritti: Berla & Griffini
Pubblicazione: 27 dicembre 2019

È la storia di quella persona che avete odiato di più da quando avete l’età di incontrare gente. L’avete incrociato forse due minuti, mezza giornata o al lavoro, chissà. È qualcuno di davvero odioso; non bello, trascurato, arrogante e crede di sapere tutto. Se siete una donna, vi corteggerà in maniera piuttosto lurida. Nervoso; vi darà l’impressione di “un tizio strano”. Se ve ne parlano, è di sicuro in male. Tutti lo evitano.

È questo il genere di personaggio che troverete nella Bête à sa mère. Descrive sé stesso, vi racconta di sé e vi dice cosa ne pensa, della sua vita, della gente, di voi, e non è per niente banale.

Oltre alle bravate dei furtarelli di ogni tipo, delle fughe e delle storie di ordinaria violenza, si capisce cos’ha in testa questo qui, ed è il suo punto di forza. A furia di conoscerlo vi renderete conto che il ragazzo, seppure agisca così, non è proprio scemo. Curioso; accumula informazioni come farebbe un adolescente nerd in un contesto normale. In realtà, noterete che il ragazzo avrebbe delle qualità, legge, riconosce uno che non sa scrivere, e che bolla subito da talento sprecato.

A dire il vero, il libro si gioca nelle prime pagine, il protagonista racconta la sua infanzia trascorsa da una famiglia d’accoglienza all’altra, e già a cinque anni. Il ragazzo si è fatto da solo, secondo i suoi stessi principi e interpretazioni, e potrete immaginare quali; un individuo in modalità “sopravvivenza” senza alcun rispetto per niente, ma capace di arrangiarsi, e a ogni costo.

Goudreault è un operatore sociale. Si capisce. Possiamo pensare che il suo personaggio sia l’insieme di più individui con cui ha avuto a che fare. È senz’altro da questa esperienza diretta che ha attinto per i due tratti caratteristici del protagonista: la bestia, la madre. Comincia con abilità nel descrivere la soddisfazione che prova a ostinarsi con i più deboli, da cui il suo rapporto singolare con gli animali di compagnia. Prima tentato a dominarli, poi esasperato dalle attenzioni che ricevono, le stesse attenzioni che lui non ha ricevuto; ne farà dei capri espiatori, così importanti nella sua vita fino a diventare degli specchi in cui è possibile intravedere il protagonista stesso, selvaggio, maleducato, ma anche e soprattutto, abbandonato. In effetti, la sua ricerca più grande è di ritrovare la madre, un’ossessione che lo porterà molto in basso, e sarà la sua ragione di vita.

La Bête à sa mère, è Tarzan reinventato. David Goudreault mostra in maniera magistrale come rischia di diventare un essere umano se lasciato solo, di fronte a sé stesso, in un mondo che – e in qualsiasi caso – nei suoi riguardi sarà sempre una giungla, dove l’unica cosa da fare è sopravvivere, a tutti i costi. Tutto questo, va sottolineato, non è volgare; sarebbe il minimo, con un personaggio simile, ma no. È una storia cruda, sì, ma la narrazione non si infanga in turpiloqui e imprecazioni. Non ne ha bisogno. Le avventure di questo poveraccio parlano da sé. La forma (la scrittura) non ha nulla di spettacolare, ma lo sfondo (la storia) è eccezionale.

Gli innamorati di storie d’amore, di amicizie sbocciate e di unicorni, possono astenersi. Gli appassionati di realtà aumentata, saranno viziati. Questo è un nuovo grande autore.

Alain Petit
Impressions sur livres

Articolo pubblicato su Impressions sur livres, l'11 gennaio 2018
Pubblicato in italiano su La Nota del Traduttore per gentile concessione dell’autore Alain Petit.
Tradotto dal francese da Dori Agrosì